Informazione online? Sì, ma gratuita


L’informazione giornalistica, generale o settoriale, non rappresenta soltanto un valore sotto il profilo della conoscenza di ciò che di rilevante (o meno) accade nel nostro tempo: è anche un valore dalle forti connotazioni economiche e di business. Intorno al settore del giornalismo, infatti, ruota un mondo di interessi legati alla vendita dei suoi prodotti (quotidiano, magazine, telegiornale, etc.), ma legati anche alle inserzioni pubblicitarie di vario genere e di varie dimensioni pagate da aziende che intendono rendere visibili la propria immagine e le proprie offerte.
Conseguentemente all’avvento di Internet e soprattutto con la sua esponenziale entrata nelle case e negli uffici di milioni di persone di tutti i cinque continenti, sono nati molti siti web dedicati all’informazione giornalistica, in particolare negli Stati Uniti. Alcuni di questi giornali online hanno riscosso un grande successo in termini di visite, successo confermato dagli studi svolti da importanti società specializzate in ricerche di mercato e sondaggi di opinione.
Non mancano, e non lo dico rapito da spirito nazionalistico, importanti esempi di informazione on line anche nel nostro Paese che riscuotono ottimi risultati per quanto riguarda l’apprezzamento dei navigatori. Sull’onda del successo, diversi gruppi societari, proprietari dei siti giornalistici, hanno reputato interessante valutare la possibilità di vendere in abbonamento la parte più approfondita dei loro servizi informativi: fino ad oggi, il risultato pare essere stato piuttosto deludente. Soltanto una minima parte degli utenti che accedono ai giornali on line sono disposti a pagare un abbonamento per essere abilitati alla consultazione dei servizi giornalistici e degli approfondimenti. Unica eccezione (significativa ma di certo non eclatante in termini di dimensioni e di diffusione) riguarda quegli utenti che per questioni legate al proprio lavoro od ai propri interessi finanziari (parliamo, in quest’ultimo caso, di persone che investono soldi e tempo sui mercati azionari) si sono mostrati disposti a sottoscrivere alcune tipologie di abbonamento per ricevere informazioni specifiche e, dunque, settoriali (specializzate).
E’ fortemente improbabile che il successo dei giornali on line conduca chi investe nelle loro strutture a realizzare concrete forme di business legate alla vendita delle notizie come accade per i prodotti giornalistici della carta stampata. Puntando sulla qualità globale dell’informazione che offrono ai propri utenti, possono e potranno contare sulla forma classica di sostentamento rappresentata dagli inserzionisti che acquistano spazi o banners per scopi pubblicitari, poggiando sul numero di utenti che approdano al sito giornalistico.
Questo, però, senza mai dimenticare che il mercato è e sarà sempre più duro ed affollato.

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