Operazione rientro dalle vacanze


Ebbene, le vacanze (quasi per tutti) sono terminate, dunque arrivederci a spiagge assolate, pennichelle, relax, insomma alle giornate spese in un dolce far niente o in frenetici divertimenti.
Capita che molti, tornati dalle ferie, anziché sentirsi rinvigoriti e con la mente ricettiva, avvertano al contrario un senso di stordimento, accompagnato da cali d’attenzione, mal di testa, in parole povere da tutta una serie di fastidiosi disturbi psicosomatici che sono compresi nella sintomatologia della cosiddetta “sindrome da rientro” (il nome dello stress post-vacanza, in inglese, è “post-vacation blues; “blue” significa anche tristezza, depressione…).
La brusca ripresa del tran tran quotidiano stride decisamente con le abitudini acquisite durante la pausa estiva; sarebbe il caso, specialmente sul lavoro, di rimandare le incombenze più impegnative a data da destinarsi, questo per evitare errori e… non ritrovarsi nel giro di una settimana più stressati del pre-partenza….
Paradossalmente il mese di Settembre viene vissuto come una sorta di Capodanno, si rinnovano i buoni propositi, si fanno bilanci, organizzazioni, “ristrutturazioni”; anche a livello aziendale le pianificazioni sono d’obbligo.
Viene da chiedersi: come mai anziché sentirsi stimolati da un tale fermento d’idee, al contrario, spesso, si avverte solo uno spiacevole senso di oppressione?
Secondo l’Istat un lavoratore su dieci avverte malessere non appena si siede alla scrivania dell’ufficio (il fenomeno interessa prevalentemente i lavoratori dipendenti, i giovani e le donne).
Chissà, a sconvolgere l’equilibrio potrebbe semplicemente un fattore stagionale. L’influsso negativo dell’autunno sull’umore, del resto, è scientificamente provato. Maggiore affaticabilità, minori capacità di concentrazione, più facile irritabilità associate ad una riduzione delle ore di sonno: queste le conclusioni tratte da una ricerca svolta a Boston su un’ampia popolazione di donne in età tra i 43 e i 72 anni.
Ma, forse, è maggiormente a rischio di “sindrome da rientro” chi non è gratificato dall’attività che svolge e ha vissuto la vacanza come una fuga momentanea da problemi, frustrazioni e non gradite responsabilità.

Ad esempio, a causa di un’organizzazione inadeguata del lavoro può verificarsi una pericolosa ambiguità di ruolo (ovvero scarsa chiarezza in merito agli obiettivi, le mansioni, gli scopi…) e dei conflitti di ruolo (ne conseguono richieste contraddittorie) all’interno dell’azienda.
Numerosi studi hanno correlato queste situazioni a manifestazioni psicologiche come: diminuzione della fiducia in se stessi, tensione sul lavoro e bassa soddisfazione lavorativa, assenteismo, scarse performance.
Anche la sicurezza lavorativa è un potenziale stressor, infatti l’instabilità del mercato lavorativo comporta una minore possibilità d’instaurare relazioni lavorative stabili e, conseguentemente, la spiacevole sensazione di essere condannati a una vita di precarietà.
Conseguenze sulla psiche?

  • esaurimento emotivo: sentimento di essere emotivamente svuotato e annullato dal proprio lavoro

  • depersonalizzazione: atteggiamento di allontanamento e di rifiuto (risposte comportamentali negative e sgarbate), nei confronti di coloro che richiedono la prestazione professionale

  • ridotta realizzazione personale: caduta dell’autostima

E’ stato appositamente ideato un test (QSL) per misurare il grado di soddisfazione lavorativa. Il questionario è costituito da 36 item a risposta multipla (6 passi – da assolutamente contrario ad assolutamente d’accordo).
Queste le sottodimensioni considerate:

  • soddisfazione relativa al salario

  • soddisfazione relativa all’arricchimento professionale

  • soddisfazione relativa ai superiori/dirigenti

  • soddisfazione relativa ai riconoscimenti

  • soddisfazione relativa ai riconoscimenti

  • soddisfazione relativa alle condizioni di lavoro

  • soddisfazione relativa al rapporto coi colleghi

  • soddisfazione relativa alla mansione

  • soddisfazione relativa alla comunicazione.

 

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