Quanto vale un’idea in ambito aziendale?


Quanto vale un’idea, e cosa si deve intendere per idea, quando si opera in ambito aziendale?

Ovviamente, si deve intendere un pensiero circostanziato, un’immagine più o meno definita di qualcosa che sarà in grado di portare una novità, un vantaggio, una reale opportunità. Le idee prendono forma nei progetti che un professionista elabora al fine di raggiungere determinati obiettivi, anche innovativi.

E’ proprio l’approccio innovativo insito nell’obiettivo e/o negli strumenti adottati che rende in pieno il valore di un’idea, quando questa è riferita ad ambiti aziendali. L’idea prende forma nella stesura puntuale di un progetto in cui, dopo un’accurata analisi sia del contesto che dei dati disponibili, vengono definiti gli obiettivi da perseguire e gli strumenti da impiegare.

In questo senso, l’idea nasce da una lunga fase preparatoria che coincide non soltanto con l’analisi e la documentazione realizzata nel momento contingente dal progettista, ma, attenzione, anche con tutto il background professionale di quest’ultimo.

La preparazione di un progettista inizia con le sue esperienze di tipo formativo (università, corsi di specializzazione e/o di aggiornamento, seminari, etc.), si perfeziona con il cosiddetto learning by doing che vive i suoi momenti più alti ed impegnativi in tutto l’arco temporale della sua attività lavorativa: ecco dove e come nascono le idee e quanto valore portano con sé (parliamo delle idee valide, naturalmente).

Si tratta di un valore composto da conoscenze professionali abbinate a particolari capacità intuitive e creative: ovviamente, il tutto è certamente monetizzabile, non c’è dubbio.

Negli ultimi anni, sono aumentate le segnalazioni pervenute al sottoscritto relative a strutture che, presentandosi come soggetti operanti in quella parte del settore terziario che offre servizi qualificati alle imprese (marketing, comunicazione, etc.), organizzano seminari di studio in cui coinvolgono altri professionisti ai quali, con la scusa di scambiarsi pareri su determinate tematiche, sottopongono non casi di progetti ipotetici da utilizzare come case study ma progetti connessi a lavori commissionati da aziende alle strutture in questione. Altre, invece, organizzano selezioni di personale qualificato da inserire nei loro organici e sottopongono ai candidati, sotto forma di prova di selezione, lo sviluppo di determinati progetti ovviamente in corso di realizzazione per conto di alcuni clienti.

Pensate: a costo praticamente zero (ad eccezione di qualche caffè e di qualche tramezzino “di cortesia”…), i furbacchioni si ritrovano in mano decine di contributi da poter utilizzare free of charge (gratis) per poter arricchire il loro progetto, niente male… certo, va da sé che non tutti i progetti elaborati e le idee presentate dai candidati per la selezione o dai professionisti invitati al seminario di studio saranno elementi validi e dunque utilizzabili, ma ciò non toglie che si tratta di un atteggiamento scorretto e, lasciatemelo dire, alquanto volgare.

E’ normale consultare on e off line materiale di vario genere per realizzare un progetto e predisporre, dunque, un’idea progettuale, non c’è assolutamente nulla di male: si tratta di materiale pubblico e le intuizioni (casi tecnici a parte) non hanno copyright. Non è normale, invece, tentare di trarre in inganno terzi, siano essi professionisti affermati o alle prime armi, al fine di riempire quei gaps di creatività e magari anche di professionalità che attanagliano una determinata struttura. Le idee hanno un valore: se a certi personaggi non vengono, le acquistino…

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.