Rinnova il tuo paraurti auto, scopri come!


Quando si parla di viaggi in automobile si parla di sicurezza. In questo contesto il componente, forse il più importante, da tenere in considerazione è il paraurti auto, primo a subire danneggiamento e ad attutire il colpo in caso di urti. La storia del moderno paraurti risale all’anno 1976, nel corso dei decenni la sua mansione è passata da quella di semplice elemento protettivo da piccoli urti a vero e proprio componente di design.

I primissimi paraurti auto erano essenzialmente in plastica, di colore nero, si trovavano nella parte anteriore e posteriore del veicolo e sicuramente erano lontani anni luce da ciò che si può definire aggraziato e in armonia con la scocca dell’auto. Arrivarono poi le modanature laterali a proteggere le fiancate.
Al giorno d’oggi le esigenze dettate dall’aerodinamica dei veicoli, dalla pulizia delle linee e ovviamente dalla componente sicurezza, hanno portato i paraurti ad un livello di cura dei dettagli molto alto.

L’aerodinamica del mezzo assicura infatti un notevole risparmio in termini di carburante, minori emissioni ed una maggiore velocità. L’utilizzo della plastica va ben oltre la mera componente economica, di rispetto ambientale e d’assorbimento degli urti, la sua presenza all’interno della componentistica conferisce infatti notevole leggerezza e
quindi velocità. L’estensione dei paraurti auto è cresciuta negli anni, andando ad avvolgere parzialmente le primissime porzioni laterali del veicolo, arrivando a rappresentare all’incirca il 10% di tutte le plastiche della
vettura.

Contemporaneamente al re-styling del paraurti si è assistito ad una vera rivoluzione nel campo dei materiali utilizzati per la loro costruzione, sui quali si è lavorato a fondo per mettere a punto delle leghe capaci di
attutire, nella maniera migliore, gli urti. Uno tra i materiali più utilizzati è il polipropilene.
Tra le peculiarità che possono caratterizzare un paraurti troviamo la finitura di superficie che, a seconda del modello, può essere ruvida o liscia, nel primo caso si parla di finitura goffrata, con un paraurti non verniciato.

Un’altra delle caratteristiche principali che un buon paraurti deve possedere è la sua capacità nel resistere alle condizioni atmosferiche ed agli agenti chimici, magari capace di espandersi al sole ma anche di tornare alle sue dimensioni originali una volta raffreddato. Approfonditi studi di laboratorio garantiscono la messa a punto di linee guida necessarie alla loro costruzione, con specifici saggi che attestino la resistenza e la durata dei materiali utilizzati, inoltre vengono individuati i migliori punti di iniezione al fine di inserire il materiale plastico nelle zone maggiormente soggette agli urti.

Attualmente è presente una vera e propria normativa a cui far riferimento quando ci si appresta a costruire un paraurti, che fissa una quota minima di resistenza (danno assente in caso di urto a 4Km/h contro un pendolo dello stesso peso dell’auto).
Tuttavia le case produttrici superano di gran lunga tale richiesta e negli anni sono state messe a punto delle soluzioni sempre più efficaci al fine di proteggere pilota e passeggeri, considerando i risultati ottenuto dai migliaia di crash test e simulazioni virtuali effettuati per saggiare l’effettiva resistenza dei materiali utilizzati.

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