Sicurezza Lavorativa: l’incidenza del fattore umano


Gli infortuni e le malattie collegate al lavoro rappresentano ancora un problema serio, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.

Statistiche alla mano, emerge che:

  • ogni anno i lavoratori subiscono 250 milioni d’incidenti
  • gli incidenti sul lavoro provocano almeno 335.000 infortuni fatali
  • si verificano 160 milioni di casi di malattie professionali
  • considerando malattie e incidenti insieme, la stima globale delle morti collegate al lavoro, probabilmente inferiore al dato reale, ammonta a 1,1 milione l’anno.

Queste cifre consentono di affermare che, dal punto di vista umano ed economico, la prevenzione degli incidenti sul lavoro è un problema di rilevanza notevole.

Questo tipo di tematica coinvolge numerose discipline scientifiche (la medicina del lavoro, la legislazione del lavoro, l’organizzazione industriale, la sociologia, la psicologia).

Per quanto concerne i “fattori umani” e il loro coinvolgimento nella sicurezza lavorativa, un’apposita area della psicologia si dedica a tali aspetti: l‘area della sicurezza sul lavoro che, incentivata dalle recenti disposizioni di legge, indaga i fattori soggettivi di rischio negli infortuni lavorativi ed è delegata alla formazione in materia di prevenzione degli infortuni stessi.

In passato gli incidenti sul lavoro erano attribuiti quasi esclusivamente allo strumento o al materiale utilizzato nell’attività lavorativa stessa. Ben presto, però, emerse la convinzione che certi infortuni non si potevano spiegare solamente dal punto di vista strettamente tecnico e che, anzi, era opportuno sottolineare il ruolo delle caratteristiche fisiologiche e psicologiche del lavoratore nel fenomeno infortunistico.

Attualmente, due sono le tendenze di pensiero relative agli incidenti lavorativi:

  • La corrente dell’affidabilità: Questa corrente si snoda attorno al concetto di affidabilità, privilegiando l’ipotesi dell’errore umano e delle relazioni tra errori all’interno di un sistema “uomo-macchina-ambiente” Dunque, l’accento viene posto sulla conoscenza dell’errore umano, considerato come il “risultato di un’attività gestuale o mentale” (Nicolet e Celier) e si mettono in secondo piano le interazioni tra più fattori. Come dire, esiste una volontà deliberata di responsabilizzare la vittima? (Kouabenan)

  • La corrente gestionale: Questa linea di pensiero mira a razionalizzare la gestione della sicurezza in seno all’impresa, mediante un’accurata analisi dei fattori organizzativi o sociologici responsabili dell’infortunio (organizzazione del lavoro, natura e forma dei rapporti sociali nell’impresa, clima sociale…). La diagnosi della sicurezza nelle organizzazioni è esplicata nell’affermazione “la sicurezza è l’espressione di un modo di funzionamento globale” (Leplat e Cuny). Ricapitolando, secondo questa corrente, non è auspicabile occuparsi della funzione di sicurezza indipendentemente dalle funzioni di produzione e di manutenzione.

L’Unione Europea stessa ricorda ai Paesi membri che i servizi per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro devono essere necessariamente multidisciplinari e non debbono sminuire i problemi inerenti la sfera psicologica.
Obiettivo dell’esperto in psicologia della sicurezza sarà dunque un’accurata diagnosi della qualità e degli effetti del lavoro sul lavoratore individuale correlata al contesto.

Tale analisi sarà finalizzata alla progettazione e alla realizzazione d’interventi tesi a formare le persone, affinché lavorino in sicurezza e applichino le normative vigenti in piena coscienza.

In concreto, lo psicologo pianificherà interventi di formazione alla sicurezza a partire da un attento monitoraggio del clima, della cultura organizzativa, delle prestazioni e degli errori, dei carichi di lavoro mentale, delle rappresentazioni e degli atteggiamenti dei lavoratori. Inoltre, compito dell’esperto sarà valutare i rischi di natura psicosociale ed ergonomica.

Tutto questo per un miglioramento effettivo della qualità della vita lavorativa.

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