Boom AI: quali sono i lavori più ‘a rischio’ per il futuro?


L’intelligenza artificiale è nella nostra quotidianità e, in modo crescente, si sta insediando anche nel mondo del lavoro. Automazione, algoritmi, chatbot e sistemi predittivi stanno modificando non solo come lavoriamo, ma chi lavora. Secondo numerosi studi, alcune professioni sono destinate a trasformarsi profondamente o a scomparire, mentre altri nasceranno da zero.

In questo articolo abbiamo analizzato quali sono le professioni più a rischio e quali settori potrebbero subire i maggiori impatti, con alcune previsioni sulle possibilità future.

L’AI nel mercato del lavoro: un cambiamento inevitabile

L’intelligenza artificiale è già una realtà operativa per la maggior parte delle aziende globali e nel futuro inciderà in modo importante sul lavoro, portando inevitabilmente alla sostituzione di alcune mansioni e alla nascita di nuove professioni. Secondo quanto riportato da un’infografica dell’Unicusano sull’AI, oltre il 78 % delle imprese nel 2025 utilizza almeno un processo basato sull’intelligenza artificiale, a fronte di appena il 20 % nel 2017.

Una crescita straordinaria, +23 % solo tra il 2023 e il 2025, che testimonia quanto l’adozione dell’AI sia ormai pervasiva nel tessuto produttivo. Si segnala tuttavia un disallineamento tra questa avanzata tecnologica e la formazione delle persone: solo il 16 % dei laureati italiani ha ricevuto un’istruzione adeguata per comprendere e gestire l’intelligenza artificiale, mentre il 64 % non sa distinguere tra AI “debole” e AI“forte”.

Questo squilibrio rischia di amplificare le criticità nel mondo del lavoro, dove l’AI viene spesso introdotta con l’obiettivo di ridurre i costi operativi, come dimostra il dato relativo all’hospitality, in cui la riduzione del personale ha generato un taglio dei costi pari al 40 %.

I dati: milioni di posti a rischio

Secondo il focus Censis-Confcooperative, dal titolo “Intelligenza artificiale e persone: chi servirà a chi?”, l’AI potrebbe portare in Italia alla perdita di 6 milioni di posti di lavoro entro il 2035 e altri 9 milioni di lavoratori vedranno le proprie mansioni profondamente modificate.

Le professioni più esposte sono quelle legate a dati e numeri: statistici, periti, ragionieri, tecnici bancari e matematici. Alle professioni più legate all’ambito statistico-finanziario, si aggiungono insegnanti e traduttori, tra i ruoli più automatizzabili, specialmente se operano in ambiti in cui l’output può essere generato in modo automatico.

Meno a rischio sono invece figure con una forte componente relazionale, pratica o empatica, come psicologi, insegnanti tecnici, assistenti sociali o medici di base.

Il punto chiave è la componente umana: dove è centrale, l’AI difficilmente potrà sostituire il professionista. A livello continentale, il Parlamento Europeo nel 2024 ha stimato che il 35% dei lavori nell’UE sono considerati ad alto rischio di automazione entro i prossimi 10-15 anni.

Verso nuovi lavori: il lato positivo dell’AI

Il boom dell’AI non è solo una minaccia, ma anche un’opportunità concreta per il mercato del lavoro.

Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, entro il 2030 si prevede la creazione di circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro su scala globale, con un saldo netto positivo pari a 78 milioni nonostante la possibile perdita di 92 milioni di posti di lavoro dovuta all’automazione e ai cambiamenti tecnologici.

Tra i ruoli in crescita ci sono specialisti in IA e machine learning, analisti di dati, ingegneri fintech e professionisti della sicurezza informatica, con un’attenzione particolare anche ai settori dell’energia rinnovabile e della sanità.

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