Colonnine Ricarica Auto Elettriche: Quale Scegliere per Casa o Azienda


Le colonnine di ricarica per auto elettriche permettono di recuperare l’energia utilizzata durante gli spostamenti senza dipendere esclusivamente dalle stazioni pubbliche. Possono essere installate nel garage di un’abitazione, nel parcheggio condominiale, presso un ufficio oppure all’interno di un’azienda dotata di una flotta.

La scelta non dovrebbe partire dalla massima potenza dichiarata dal dispositivo. Bisogna considerare energia necessaria ogni giorno, durata della sosta, potenza disponibile nell’edificio e capacità di ricarica del veicolo.

Una colonnina da 22 kW, ad esempio, non ricarica automaticamente quattro volte più velocemente di un dispositivo da 5,5 kW. Il risultato dipende dalla presenza di un’alimentazione trifase e dalla potenza massima accettata dal caricatore interno dell’automobile. Se il veicolo assorbe al massimo 11 kW in corrente alternata, collegarlo a una colonnina da 22 kW non riduce ulteriormente il tempo.

Per un’abitazione può quindi essere sufficiente una wallbox con potenza moderata e gestione dinamica dei carichi. In un’azienda, invece, potrebbe essere più conveniente installare diversi punti di ricarica coordinati tra loro anziché concentrare tutto il budget su una sola stazione molto potente.

Wallbox e colonnina: qual è la differenza

La wallbox è un punto di ricarica fissato a una parete. Viene utilizzata soprattutto in garage, box, cortili privati e parcheggi nei quali è disponibile una superficie verticale vicina allo stallo.

La colonnina a pavimento svolge sostanzialmente la stessa funzione, ma viene installata su un supporto autonomo. Può essere più adatta nei parcheggi aperti, nelle aree aziendali e quando la posizione dei veicoli è distante dagli edifici.

La differenza non riguarda necessariamente la potenza. Sia una wallbox sia una colonnina possono erogare, in base al modello e all’impianto, valori differenti. La scelta tra le due configurazioni dipende soprattutto da spazio, protezione dagli urti, percorso dei cavi e modalità di accesso degli utenti.

Quando il punto di ricarica è collocato all’esterno, devono essere valutati anche resistenza agli agenti atmosferici, esposizione al sole, drenaggio dell’area e protezione meccanica.

Presa domestica o punto di ricarica dedicato

Un cavo dotato di dispositivo di controllo può consentire la ricarica attraverso una presa compatibile. Questa soluzione viene normalmente indicata come ricarica in Modo 2.

Non dovrebbe però essere considerata automaticamente adatta a un utilizzo quotidiano e prolungato. Una normale presa può essere stata installata molti anni prima, condividere il circuito con altri apparecchi oppure non essere progettata per sostenere una corrente elevata per numerose ore.

Una wallbox utilizza invece un circuito dedicato e permette di gestire comunicazione con il veicolo, avvio della ricarica, protezioni e regolazione della potenza. La sezione 722 della norma CEI 64-8 contiene le prescrizioni specifiche per l’alimentazione dei veicoli elettrici e integra le regole generali applicabili agli impianti in bassa tensione.

La presa può risultare utile come soluzione occasionale o di emergenza, dopo una verifica dell’impianto. Per ricaricare frequentemente nello stesso luogo è generalmente più prudente predisporre una linea dedicata e un punto fisso correttamente dimensionato.

Ricarica in corrente alternata e corrente continua

Le colonnine domestiche e molte infrastrutture aziendali forniscono corrente alternata. L’energia viene convertita in corrente continua dal caricatore presente a bordo dell’automobile.

Questo componente determina la potenza massima che il veicolo può ricevere in corrente alternata. Una vettura con caricatore da 7,4 kW non potrà sfruttare integralmente una colonnina AC da 11 o 22 kW.

Nelle stazioni rapide in corrente continua, invece, la conversione avviene all’interno dell’infrastruttura. L’energia raggiunge direttamente la batteria, permettendo potenze molto più elevate. Queste stazioni richiedono però apparecchiature, connessioni e sistemi di raffreddamento più complessi.

La corrente continua è utile quando il veicolo deve ripartire in poco tempo. Per la sosta notturna domestica o per automobili aziendali ferme diverse ore, la ricarica in corrente alternata è spesso sufficiente e più semplice da integrare nell’impianto.

Connettore Tipo 2 e sistema Combo 2

Prima dell’acquisto bisogna verificare la presa presente sul veicolo. Nel contesto europeo, il connettore Tipo 2 rappresenta il riferimento per la ricarica in corrente alternata, mentre il sistema Combo 2, conosciuto anche come CCS, viene utilizzato per la corrente continua.

Le disposizioni europee aggiornate stabiliscono che i nuovi punti interoperabili in corrente alternata installati o ristrutturati dall’8 gennaio 2026 debbano essere dotati almeno di prese o connettori Tipo 2 per la ricarica in Modo 3. Per i nuovi punti in corrente continua viene indicato il sistema Combo 2.

Una wallbox può avere un cavo permanentemente collegato oppure una presa alla quale connettere il cavo dell’automobile. Il cavo fisso è più rapido da utilizzare ogni giorno, ma deve essere scelto con lunghezza e connettore adeguati.

La versione con presa è più flessibile e consente di sostituire separatamente il cavo. Espone però il collegamento a un’operazione aggiuntiva a ogni ricarica e richiede di conservare il cavo in un luogo facilmente accessibile.

Quale potenza scegliere

Le potenze più comuni per la ricarica privata in corrente alternata sono 3,7, 7,4, 11 e 22 kW. I primi due valori sono generalmente associati a un collegamento monofase, mentre 11 e 22 kW richiedono normalmente un’alimentazione trifase.

La potenza adatta dipende dall’energia che deve essere ripristinata prima dell’utilizzo successivo. Un’automobile che percorre pochi chilometri al giorno non ha bisogno di recuperare ogni notte l’intera capacità della batteria.

Per orientarsi è utile raccogliere:

  • capacità utile della batteria e potenza massima accettata in corrente alternata;
  • chilometri medi percorsi ogni giorno e consumo del veicolo;
  • ore durante le quali l’automobile rimane parcheggiata;
  • potenza impegnata e potenza disponibile al contatore;
  • presenza di impianto monofase o trifase;
  • altri carichi importanti, come piano cottura, climatizzazione e pompa di calore;
  • eventuale impianto fotovoltaico o sistema di accumulo;
  • possibilità di acquistare in futuro una seconda automobile elettrica;
  • numero di punti che potrebbero funzionare contemporaneamente.

Questi dati permettono di dimensionare il sistema sulla base dell’utilizzo e non soltanto delle caratteristiche pubblicizzate dalla colonnina.

Come stimare il tempo di ricarica

Un calcolo teorico può essere ottenuto dividendo l’energia da reintegrare per la potenza effettivamente utilizzabile.

Se devono essere caricati 50 kWh, occorrerebbero idealmente circa 13 ore e 30 minuti a 3,7 kW, 6 ore e 45 minuti a 7,4 kW, 4 ore e 30 minuti a 11 kW oppure poco più di 2 ore a 22 kW.

I tempi reali sono maggiori a causa delle perdite di conversione, della temperatura, della gestione elettronica della batteria e delle limitazioni del veicolo. Anche la potenza disponibile può diminuire quando nell’edificio vengono accesi altri apparecchi.

Il calcolo deve inoltre riguardare l’energia effettivamente consumata. Se ogni giorno vengono utilizzati 15 kWh, non è necessario progettare la ricarica come se la batteria dovesse essere riempita completamente a ogni collegamento.

Quale colonnina scegliere per casa

In una normale abitazione la soluzione più equilibrata è spesso una wallbox in corrente alternata dotata di regolazione della potenza.

Una potenza di 3,7 kW può risultare adeguata quando il veicolo percorre pochi chilometri e resta collegato per tutta la notte. La ricarica sarà più lenta, ma potrebbe reintegrare senza difficoltà l’energia utilizzata durante la giornata.

Una wallbox da 7,4 kW consente tempi più brevi su impianto monofase, purché contatore, linea e potenza contrattuale siano adeguati. Non significa però che debba funzionare sempre al massimo: molti dispositivi permettono di impostare un limite inferiore.

La soluzione da 11 kW può diventare interessante in presenza di alimentazione trifase e di un veicolo capace di ricevere quella potenza. È particolarmente utile quando la sosta è più breve, le percorrenze sono elevate oppure devono essere ricaricate più automobili in momenti differenti.

Una stazione da 22 kW in ambito domestico richiede una valutazione più attenta. Oltre alla potenza disponibile, bisogna controllare che l’automobile possa realmente sfruttarla. In molti casi il maggiore investimento non produce una riduzione proporzionale dei tempi.

Perché serve la gestione dinamica dei carichi

La gestione dinamica misura l’energia assorbita dall’edificio e regola la potenza della colonnina in base alla disponibilità residua.

Se vengono accesi forno, climatizzatore e altri apparecchi, il dispositivo riduce temporaneamente la ricarica. Quando i consumi diminuiscono, la potenza destinata all’automobile può aumentare nuovamente.

Questa funzione riduce la probabilità di superare la potenza disponibile e può evitare un aumento contrattuale effettuato soltanto per la ricarica. Il GSE distingue espressamente tra dispositivi provvisti di Gestione dinamica del carico e apparecchi che ne sono privi.

La funzione deve essere compatibile con il contatore e con la configurazione elettrica dell’edificio. È quindi necessario chiarire nel preventivo se sensore, misuratore, comunicazione e configurazione siano compresi.

Fotovoltaico e ricarica domestica

Una colonnina può essere coordinata con l’impianto fotovoltaico per aumentare l’autoconsumo. Il sistema può modulare la potenza in base all’eccedenza solare, riducendo l’energia prelevata dalla rete.

Il beneficio è maggiore quando l’automobile rimane parcheggiata durante le ore di produzione. Se viene collegata soltanto la sera, l’energia utilizzata arriverà prevalentemente dalla rete, salvo la presenza di una batteria domestica.

La sola presenza dei pannelli non garantisce quindi una ricarica interamente solare. Devono coincidere produzione, disponibilità del veicolo e potenza minima necessaria per avviare la sessione.

Un sistema intelligente può anche decidere se ricaricare soltanto con l’eccedenza oppure integrare una parte di energia dalla rete per rispettare l’orario di partenza stabilito.

Installazione in condominio

Nel condominio bisogna distinguere tra un punto alimentato dal contatore privato e una vera infrastruttura comune.

Nel primo caso il cavo potrebbe dover attraversare parti condominiali per raggiungere il posto auto. È necessario verificare percorso, protezione, misurazione dei consumi e modalità di intervento sulle parti comuni.

Quando l’opera interessa l’edificio nel suo insieme, la normativa prevede l’approvazione assembleare secondo le maggioranze applicabili. La disciplina riconosce inoltre specifiche regole per le opere destinate all’installazione delle infrastrutture di ricarica negli edifici condominiali.

È preferibile progettare una dorsale comune predisposta per più utenti anziché realizzare nel tempo numerose linee indipendenti e non coordinate. In questo modo diventa possibile gestire la potenza complessiva e attribuire correttamente i consumi ai singoli utilizzatori.

Quale soluzione scegliere per un’azienda

In azienda il primo dato da analizzare è il tempo di sosta dei veicoli. Le automobili dei dipendenti possono restare parcheggiate otto ore, mentre i mezzi di una flotta operativa potrebbero fermarsi soltanto durante la pausa o tra due turni.

Quando la sosta è lunga, diversi punti AC da 7,4, 11 o 22 kW possono distribuire l’energia senza richiedere ricariche estremamente rapide. Per veicoli che devono ripartire in pochi minuti può essere necessario valutare una stazione in corrente continua.

L’azienda deve inoltre decidere chi potrà utilizzare il servizio: soltanto mezzi della flotta, dipendenti, visitatori oppure pubblico. Da questa scelta dipendono identificazione degli utenti, registrazione dei consumi, tariffe, fatturazione e sistemi di pagamento.

Una stazione accessibile al pubblico è soggetta a requisiti differenti rispetto a un punto privato. Il regolamento europeo AFIR disciplina, tra gli altri aspetti, interoperabilità, accesso alla ricarica, informazioni sul prezzo e possibilità di pagamento presso le infrastrutture pubbliche.

Meglio pochi punti potenti o molte colonnine

Per un parcheggio aziendale non è sempre conveniente installare pochi punti molto potenti. Se le automobili rimangono ferme per diverse ore, può essere più utile offrire un maggior numero di prese con potenza condivisa.

Un sistema di bilanciamento distribuisce l’energia disponibile tra i veicoli collegati. La ripartizione può essere uniforme oppure seguire priorità, orari di partenza, stato di carica e categoria dell’utente.

Supponiamo che un’azienda disponga di 44 kW destinabili alla ricarica. Potrebbe alimentare due punti da 22 kW alla massima potenza oppure dieci punti con potenza regolata dinamicamente. Se i veicoli restano parcheggiati tutto il giorno, la seconda configurazione può servire più persone senza aumentare necessariamente la potenza di connessione.

La scelta deve quindi partire dal numero di chilowattora da distribuire nell’intera giornata, non soltanto dal valore massimo erogabile da ogni presa.

Ricarica rapida in corrente continua per l’azienda

La corrente continua può essere utile per flotte operative, trasporto di persone, consegne e attività nelle quali una lunga sosta ridurrebbe la produttività.

Prima di sceglierla bisogna verificare la potenza realmente accettata dai veicoli e la curva di ricarica. Un’automobile può raggiungere il valore massimo soltanto in determinate condizioni e ridurlo progressivamente quando la batteria si avvicina a un livello elevato.

Occorre inoltre valutare disponibilità della rete, eventuale cabina elettrica, picchi di potenza e contemporaneità con gli altri consumi aziendali. Una stazione rapida installata senza analizzare questi elementi può comportare costi infrastrutturali molto superiori al prezzo del solo apparecchio.

La ricarica DC non dovrebbe quindi essere scelta per motivi di immagine. Ha senso quando la riduzione del tempo di sosta produce un vantaggio operativo misurabile.

Sicurezza dell’impianto

Il punto di ricarica deve essere collegato attraverso un circuito progettato per il carico previsto. Sezioni dei cavi, protezioni, caduta di tensione, impianto di terra e gestione delle correnti di guasto devono essere verificati da personale qualificato.

La norma CEI 64-8 rappresenta il riferimento per la progettazione e la realizzazione degli impianti elettrici in bassa tensione; la sua sezione 722 è dedicata specificamente alla ricarica dei veicoli elettrici.

Il dispositivo può integrare alcune protezioni, ma il progettista deve stabilire quali siano necessarie nel quadro elettrico. Non è corretto presumere che la wallbox contenga automaticamente tutto ciò che serve per qualsiasi impianto.

L’installazione deve essere affidata a un’impresa abilitata. Al termine dei lavori deve essere rilasciata la dichiarazione di conformità prevista dal decreto ministeriale 37/2008, completa degli allegati pertinenti.

Colonnine nelle autorimesse

L’installazione all’interno di un’autorimessa richiede una valutazione della configurazione esistente e delle eventuali norme di prevenzione incendi applicabili.

Le linee guida dei Vigili del Fuoco affrontano espressamente l’inserimento delle infrastrutture di ricarica nelle autorimesse e devono essere considerate insieme alla disciplina prevista per l’attività specifica.

La verifica è particolarmente importante nelle autorimesse soggette ai controlli di prevenzione incendi, nelle strutture aziendali e nei parcheggi coperti di grandi dimensioni.

Il progetto deve considerare posizione del punto, arresto di emergenza quando previsto, segnaletica, protezione dagli urti, percorso dei cavi e accessibilità ai dispositivi di sezionamento.

Funzioni intelligenti realmente utili

Connettività e applicazioni non sono indispensabili per ogni utente. Diventano utili quando risolvono una necessità concreta.

In casa può essere importante programmare la ricarica, limitare la potenza e coordinare l’assorbimento con il fotovoltaico. In condominio serve misurare l’energia utilizzata da ciascun utente.

Per un’azienda acquistano maggiore valore identificazione tramite tessera, gestione remota, report dei consumi, attribuzione dei costi e impostazione delle priorità. Se il punto è aperto al pubblico possono servire anche pagamento, assistenza e comunicazione con piattaforme esterne.

Prima dell’acquisto è opportuno verificare che le funzioni essenziali non dipendano interamente da un servizio online che potrebbe diventare a pagamento o non essere più disponibile. La ricarica di base dovrebbe rimanere gestibile anche in caso di temporanea assenza della connessione.

Come confrontare i preventivi

Un preventivo completo non deve riportare soltanto il prezzo della wallbox o della colonnina.

È opportuno controllare:

  • potenza nominale e possibilità di regolarla;
  • compatibilità con impianto monofase o trifase;
  • presa oppure cavo fisso e relativa lunghezza;
  • presenza della gestione dinamica dei carichi;
  • protezioni integrate e componenti da installare nel quadro;
  • nuova linea elettrica, scavi, canalizzazioni e ripristini compresi;
  • eventuale aumento di potenza o adeguamento della connessione;
  • misurazione dei consumi e identificazione degli utenti;
  • integrazione con fotovoltaico e sistemi di accumulo;
  • resistenza agli agenti atmosferici e agli urti;
  • configurazione software, connettività e costi periodici;
  • dichiarazione di conformità, collaudo e documentazione finale.

I preventivi devono essere confrontati sulla stessa potenza e sulle medesime opere. Un prezzo più basso può semplicemente escludere cavi, protezioni, scavi o gestione dei carichi.

Incentivi e sperimentazioni non devono guidare da soli la scelta

Le misure economiche dedicate alla mobilità elettrica possono cambiare nel tempo. È quindi necessario controllare requisiti, finestre di domanda e spese ammesse prima di inserirle nel calcolo dell’investimento.

La sperimentazione gestita dal GSE per rendere disponibile una potenza fino a circa 6 kW nelle fasce notturne e festive prosegue fino al 30 giugno 2027 per gli utenti già ammessi. Il termine per presentare nuove richieste era fissato al 30 giugno 2026.

Una colonnina dovrebbe comunque essere scelta per la sua compatibilità con veicolo, impianto e utilizzo previsto. Basare il progetto esclusivamente su una misura temporanea può rendere meno adatta la soluzione una volta terminata l’agevolazione.

La scelta giusta per casa e azienda

Per un’abitazione, la scelta più equilibrata è generalmente un punto in corrente alternata capace di reintegrare l’energia giornaliera durante la sosta notturna. Gestione dinamica dei carichi, linea dedicata e corretta installazione sono spesso più importanti della potenza massima.

In azienda bisogna analizzare numero dei veicoli, chilowattora richiesti, durata delle soste e possibilità di utilizzo simultaneo. Più punti coordinati possono risultare maggiormente efficienti rispetto a una sola colonnina rapida.

La potenza più elevata diventa utile soltanto quando riduce un tempo di fermo realmente problematico. Negli altri casi può aumentare costi e complessità senza produrre un vantaggio concreto.

Le migliori colonnine di ricarica per auto elettriche non sono quindi quelle che dichiarano il maggior numero di kilowatt. Sono quelle dimensionate sul profilo di utilizzo, compatibili con l’automobile e inserite in un impianto capace di alimentarle in sicurezza.

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