La cooperazione giovane per affrontare la crisi


Tutti parlano della crisi. Manca il denaro, manca il lavoro, e a farne le spese sono spesso i più giovani. Per la prima volta da tanti anni, la generazione dei trentenni e quarantenni si trova a vivere in condizioni economiche peggiori di quelle dei propri padri. Ma i giovani sono anche i primi ad avere le idee per difendersi: è così che nascono nuove forme di cooperazione per superare questo momento di crisi.

Il cohousing, per esempio, è un nome giovane per una pratica antica: quella di condividere servizi e spazi pur nell’autonomia dell’abitazione privata. Alla progettazione della casa, segue la costruzione e arriva fino alla condivisione degli spazi comuni, in un’ottica di scambio e risparmio.

La condivisione è alla base anche della filosofia del crowdfunding, ossia la ricerca di fondi tramite processi collaborativi. Il primo, e forse più famoso, caso italiano di crowdfunding via web, si ebbe quando il comico Beppe Grillo raccolse fondi per l’acquisto di uno speciale microscopio elettronico per due ricercatori, la dottoressa Gatti e il dottor Montanari, impegnati in una ricerca sulle nanoparticelle. Il caso ebbe una certa risonanza anche per i suoi lati oscuri: il dott. Montanari, cui il microscopio venne affidato, lo usò a quanto pare per ricerche d’interesse personale, svolgendo ricerche accademiche superficiali e di dubbia utilità.

Ma al di là di questi risvolti poco edificanti, il web ha dato un forte incentivo a questo tipo di pratica, che oggi si applica a progetti di qualsiasi genere (umanitario, artistico, imprenditoriale). Il crowdfunding avviene grazie ad apposite piattaforme, come produzionidalbasso.commusicraiser.comcrowdfundingitalia.com. In cambio di un contributo, i promotori dei progetti offrono le ricompense più disparate: dall’ospitare a cena i propri mecenati, fino a far loro i lavori di casa – oltre, naturalmente, alla menzione nei crediti del progetto. Non sono solo gli emergenti a scegliere l’utilizzo della pratica del crowdfunding: di recente sono sempre più i nomi illustri che hanno scelto di affidare ai propri fan la produzione esecutiva del proprio lavoro. Per esempio Massimo Zamboni, ex chitarrista dei CCCP e dei CSI, ora fortunato solista, ha prodotto il suo ultimo lavoro sfruttando la piattaforma Musicraiser.

Sulla cooperazione si fonda anche lo Swap, altro nome giovane per una pratica antica, quella del baratto. Gli swap party vano diffondendosi sempre più anche in Italia, e riguardano principalmente il campo della moda. Ogni swap party ha le sue regole, mai del tutto simili: possono essere barattati, oltre ai vestiti, anche accessori, libri, cd, dvd. Lo scambio può avvenire in forma diretta, oppure ai partecipanti può essere fornito all’ingresso un gettone pari al valore attribuito agli oggetti portati. Il punto comune a tutti gli swap party è quello di escludere la circolazione di denaro, e di creare un’occasione per socializzare con altre persone. Grazie allo swap, anche le fashion victim possono essere eleganti a costo zero.

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